Sunday, 31 January 2010

I due razzismi del Sudafrica


domenica, maggio 3, 2009, 09:55 PM - Articoli

Se ne parla poco sui giornali e sui media, ma ormai, grazie a Internet e a qualche coraggioso reportage, la verità, la tremenda verità, sta emergendo: in Sudafrica è in atto un lento ma costante genocidio della minoranza bianca, i Boeri, padroni della Nazione ai tempi dell’apartheid, oggi bersaglio continuo di aggressioni mortali, linciaggi, stupri e intimidazioni. Per rendersi conto dell’entità del fenomeno, sarà sufficiente snocciolare alcune cifre: più di 30.000 bianchi uccisi dalla fine dell’apartheid e oltre 70.000 le donne bianche stuprate, talvolta solo allo scopo di trasmettere loro il virus dell’AIDS, endemico tra i neri sudafricani. Per un approfondimento in tal senso invito i lettori a navigare nei link in fondo all’articolo, avvertendoli però che alcune immagini sono violentissime e potrebbero risultare disturbanti. Ma, d’altronde, è anche bene che i lettori si rendano conto del fallimento delle politiche di integrazione, in Sudafrica e non solo, e questa volta non certo per colpa dei bianchi.

Quello che è ancora più grave è il fatto che questa Nazione, un tempo la più ricca d’Africa, dove i neri, sebbene segregati, vivevano molto meglio che nel resto del continente, oggi si sta impoverendo sempre più, per colpa di una classe dirigente di colore incapace, corrotta e ignorante. Una classe dirigente che ricalca fedelmente tutti i difetti dei politici africani, senza nessuna qualità. Ma, stando a molti esperti e osservatori internazionali, il peggio arriverà dopo la morte di Mandela, che riesce ancora a tenere relativamente unito il paese grazie al suo prestigio. Subito dopo i suoi funerali è probabile che in Sudafrica si scateni l’inferno, prima contro i bianchi ma, contestualmente, anche tra le varie etnie di colore che, da secoli, si fanno la guerra per antiche rivalità tribali. L’odio razziale alla rovescia dunque finirà per divampare e coinvolgere anche i neri, mandando in frantumi i sogni ingenui di chi, finito l’apartheid, sognava il migliore dei mondi possibili.

Del resto che le violenze tribali non risparmino le stesse comunità di colore si è visto proprio l’anno scorso, allorquando masse inferocite di sudafricani disoccupati hanno attaccato comunità di immigrati nigeriani e dello Zimbabwe, accusati di sottrarre lavoro agli autoctoni. Risultato degli scontri: decine di morti (alcuni bruciati vivi) e centinaia di feriti. Bell’esempio di solidarietà in nome della negritudine: peccato che le rockstar cialtrone alla Bob Geldorf e alla Bono, sempre pronte a farsi pubblicità e a rimpinguare i loro conti bancari miliardari grazie alle ingiustizie planetarie, si siano dimenticate di quanto accadeva sotto gli occhi del mondo e non abbiano speso una parola, dico una sola parola, per la vergogna sudafricana.

E che dire della scrittrice premio Nobel Nadine Gordimer, una volta paladina dei diritti dei neri e oggi rapinata per ben due volte da alcuni dei suoi ex protetti? Ha tentato di minimizzare, di far passare quanto accade nella sua Nazione come un periodo di turbolenze destinato a smorzarsi nel tempo, ma la verità è che può ritenersi fortunata di essere ancora in vita, perché ad altre signore bianche è andata molto peggio: a cominciare da una povera vecchietta che è stata bollita viva in un calderone, per continuare con tante altre vittime inermi, come documentano le foto nei siti sottoindicati. I bianchi sudafricani oggi sono costretti a girare armati e a vivere reclusi in fattorie o quartieri trasformati in bunker e molti ormai si sono trasferiti all’estero, a cominciare dal grande scrittore John Coetzee, molto onesto nel descrivere il dramma del suo Paese, ma che oggi vive al sicuro in Australia.

Ma perché questo complice silenzio della stampa internazionale, specie di sinistra, che una volta era prodiga di informazioni sulla “vergogna dell’apartheid”? Semplice, è un altro caso di disinformazione dovuta alla dittatura del politically correct, in base alla quale non sta bene, non è educato mostrare i fallimenti del terzo mondo. Però, se per caso la polizia fa un occhio pesto a un negro in Italia, c’è subito la premiata ditta S.V.T. (Santoro, Vauro e Travaglio) pronta ad esibirlo in televisione e strapparsi i capelli, accusando l’Italia intera di razzismo e disumanità.

Qualche anima pia “no global”, su Internet, ha avuto la faccia tosta di scrivere che, in fondo in fondo, ai bianchi sudafricani il trattamento che ricevono “…gli sta bene, per via dell’apartheid e perché il Sudafrica non è casa loro.” Peccato però si dimentichino alcuni particolari importanti: primo, le stragi contro i bianchi seguite alla decolonizzazione sono avvenute anche in Nazioni che non conoscevano l’apartheid, ad es. in Namibia, in Uganda e nello Zimbabwe, oggi ridotto in miseria dalla follia del dittatore Mugabe.
Secondo, la logica “ognuno a casa sua” dovrebbe valere anche per gli invasori che sbarcano ogni giorno a centinaia sulle nostre coste o che delinquono da clandestini in tutta Europa, giusto? Invece no: qui valgono i due pesi e le due misure, perché se qualche europeo osa protestare viene subito etichettato come razzista.

Terzo, come spiegano le anime belle della sinistra le violenze dei neri contro altri immigrati dello stesso colore? Anche questa vergogna è colpa del colonialismo bianco e della segregazione razziale?

Quarto: come spiegano che il Sudafrica dei neri oggi stia cadendo a pezzi, tanto che si sta pensando di annullare i Mondiali di Calcio previsti per il 2010 per insufficienti garanzie di sicurezza, mentre una volta, apartheid o no, l’economia marciava alla grande e i benefici ricadevano anche sulla popolazione di colore? Al punto che oggi non è raro sentire dei sudafricani neri che ammettono, senza tanti peli sulla lingua, che “si stava meglio quando si stava peggio”, come documentato in alcune interviste nei siti qui allegati.

A tal proposito vorrei anche fare una precisazione, attinente al titolo di questo articolo: si parla tanto di razzismo in senso generico ma non si è mai osservato che esistono due forme di razzismo, opposte tra loro. C’è il razzismo delle culture più evolute nei confronti di quelle che lo sono meno, come appunto nel vecchio Sudafrica o negli Stati segregazionisti del Sud degli USA. Questo razzismo, per quanto odioso e condannabile, ha però il merito di portare qualche ricaduta vantaggiosa alle comunità oppresse, non in termini di libertà, certo, ma quanto meno in termini di pace sociale, relativo benessere e sviluppo culturale: ad es. è noto che la grande tradizione della musica afroamericana si è potuta sviluppare grazie all’incontro tra il talento dei musicisti di colore e il repertorio vocale o gli strumenti della tradizione bianca.

C’è poi un secondo razzismo, di segno opposto e assai più devastante, che è quello di civiltà o comunità meno sviluppate che, per tutta una serie di circostanze, si trovano ad avere il coltello dalla parte del manico e ne approfittano per “regolare i conti” con chi è più evoluto: e questo è appunto il caso del Sudafrica odierno. E’ un razzismo decisamente peggiore del primo poiché finisce per avvolgere in una spirale distruttiva gli stessi che lo hanno fomentato, in un bagno di sangue all’insegna del “cupio dissolvi”. E’ un razzismo alimentato dalla frustrazione, dall’ignoranza, dal desiderio di scaricare tutte le responsabilità sull’altro, come appunto sta succedendo in Sudafrica, dove tutte le colpe dell’attuale dirigenza vengono addebitate agli ex “sfruttatori” bianchi. L’economia sta andando a pezzi? L’AIDS si diffonde a macchia d’olio perché un Ministro della Salute demente raccomanda infusi a base di aglio e barbabietole per combattere il virus? La criminalità sta causando morti anche tra gli stessi neri?

No problem, è sempre colpa dei bianchi, pertanto andate, ammazzate, stuprate e linciate, purché vi sfoghiate mentre i politici neri ruba tutto quello che possono prima di tagliare la corda e andare a godersi i miliardi nella pacifica e ariana Svizzera.

Del resto questa forma di razzismo dovuto a risentimento e frustrazione è vecchio quanto il mondo: emerge dalle pagine del Vecchio Testamento, nel quale è ricorrente il disprezzo degli Ebrei per gli Egiziani, assai più civili ed evoluti. E’ emerso con l’uccisione della filosofa e matematica alessandrina Ipazia, linciata da una folla inferocita di cristiani, ubriachi di rancore e odio per una donna colpevole di genialità ed eccellenza culturale.

Emerge dalla distruzione da parte di altri cristiani, bigotti e ignoranti, delle vestigia dell’antichità classica, seguiti a ruota dai conquistatori islamici che definivano “età dell’ignoranza” i gloriosi secoli del paganesimo greco e romano. Ed è emerso in anni recenti, con la distruzione dei giganteschi Buddha di pietra da parte dei Talebani afgani.

Se ne ricordino bene tutte le anime belle pronte ad accusare l’Occidente di peggiori misfatti, ma complici dei tanti genocidi di segno opposto che stanno affossando, forse per sempre, le beate illusioni della società multietnica.

Oggi in Sudafrica e domani…

Chissà?

Per saperne di più:

http://censorbugbear-reports.blogspot.com/
http://www.stopboergenocide.com/index2.html
http://www.dienuwesuidafrika.blogspot.com/
http://www.praag.co.uk/
http://sagenocidemonitor.wordpress.com/
http://www.genocidewatch.org/BoersSlain01.htm
http://www.africancrisis.co.za/Home.php
http://iluvsa.blogspot.com/

Oorsprong: Congredior
http://www.congredior.eu/index.php?entry=entry090503-215555

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